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Il potere di un abbraccio

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Stamattina osservavo una scena buffa: due persone si sono probabilmente riviste dopo un po’ di tempo ed è iniziato uno strano balletto tra una che aveva un evidente slancio verso l’abbraccio e l’altra che altrettanto evidentemente lo temeva. Non riuscivo a sentirne il dialogo ma la comunicazione non verbale era molto chiara.

Sono cresciuta nel Sud Italia dove ci si bacia e abbraccia molto molto spesso; ho imparato nei miei anni in USA che esistono altre culture in cui l’intimità del contatto fisico spaventa ed è quasi un tabù (eppure la California è uno degli stati più caldi!!); ora vivo in Lombardia che mi sembra la giusta via di mezzo.

L’abbraccio è un atto straordinario, un bisogno profondo di ogni essere umano ed una concreta espressione d’amore.

Quanto spesso abbracciamo i nostri cari? Quanto spesso ci lasciamo abbracciare? E da chi? E come viviamo quei pochi secondi avvolti da braccia altrui?

Quando eravamo piccoli abbiamo avuto bisogno di abbracci tanto quanto il nutrimento fisico e direi che anche oggi alla soglia dei 40 sento spesso il bisogno di sentirmi abbracciata quasi per sancire le varie emozioni che provo: tenerezza, tristezza, allegria, sorpresa.

Mi auguro di non dover vedere più tristi balletti come quello di stamattina e vi auguro il piacere di sciogliervi in un abbraccio affettuoso e profondo! E se in dubbio, chiedete e vi sarà dato!

Seminario di costellazioni familiari e sistemiche

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Perché lavorare sul proprio sistema familiare? A cosa ci serve?

Ciascuno di noi è il frutto della propria famiglia; da essa ereditiamo doni, risorse, potenzialità e talvolta anche credenze e dinamiche da alleggerire o trasformare.
Non esistono famiglie sbagliate o malate, così come non esistono le “pecore nere”; esistono però famiglie con vissuti complessi e ricchi di ferite, successi, fallimento, gioie e dolori. Quando la storia familiare risulta troppo pesante per un discendente, vuol dire che è arrivato il momento di trasformarla.

Siamo proprio noi ad essere chiamati a trasformare i nostri Alberi, raccontando nuove storie, mostrando altre possibilità, permettendo di conoscere nuove strade verso il successo, l’amore, la felicità.
É questo il compito di ogni discendente.

Sabato 4 maggio al centro olistico A.Ri.Sè di Vigevano propongo un pomeriggio di Costellazioni Familiari e Sistemiche.
Nella prima parte ciascun partecipante potrà lavorare su una domanda o tematica attraverso la lettura energetica del proprio albero genealogico.
Nella seconda parte si metteranno in scena alcune Costellazioni Familiari e Sistemiche per permettere a tutti i presenti di riscrivere il proprio passato nel presente, raccontando una nuova storia al proprio sistema familiare.
Non è obbligatorio mettere in scena la propria costellazione; è possibile partecipare al seminario anche come semplici spettatori o come rappresentanti.
Per informazioni e iscrizioni:
Diana 3455317736

Il monologo interiore (e il Bimby)

Torta

Chi mi conosce bene sa che negli ultimi mesi mi sono data alle torte fatte in casa, complici un graditissimo Bimby ricevuto in dono e il medico che mi ha consigliato una cucina sana e casalinga con farine “nuove” o meglio “antiche”… vabbè… quelle diverse dal grano 00.

Pertanto mi sono sbizzarrita, sfornando torte di tutti i tipi dai risultati “variegati”: limone, arancia, vaniglia di Bourbon, cannella e spezie, purea di fragole, noci, cacao, caffè, Nescafè e gocce di cioccolato. Stamattina provo una nuova ricetta “googolata” in base a ciò che trovo in dispensa: tra gli ingredienti c’era del caffè che però ho scelto di omettere perché in passato non mi era piaciuta la consistenza finale. Solo che, all’ultimo step, quello in cui si aggiunge il lievito, il Bimby si blocca, cessa di impastare e va in coma.

Batticuore… L’impasto è quasi pronto, mancano solo quei 16 grammi di polverina, non posso fallire proprio adesso. Nel mezzo del panico inizio anche a sentire odore di bruciato provenire dal motore, segno inconfondibile che si è certamente rotto il Bimby.
E da qui inizia il vero viaggio: “ecco… lo sapevo… si è rotto … certo… era troppo bello per essere vero… non poteva durare così a lungo… evidentemente è tutta fuffa… oppure c’è stato uno sfalsamento della corrente elettrica per cui si è bruciato il motore (sentivo ancora l’odore di motore bruciato)… e ora come farò?… dovrò tornare a usare lo sbattitore elettrico… ci impiegherò una vita… dovrò tornare a mangiare cibo triste e preconfezionato… sono proprio sfigata… bla, bla, bla”.

Ovviamente era colpa del Bimby, del fato, del destino, della corrente elettrica, del mondo intero.
Finchè mi sono fermata ed ho notato che stavo alimentando un monologo interiore distruttivo e depotenziante ed ho detto un fermo NO! E un attimo dopo, tornata da quel brutto viaggio e ripreso l’autocontrollo, mi sono ricordata che avevo omesso il caffè e che, in mancanza di una parte liquida il composto di nocciole era diventato un pastrocchio troppo denso per cui il Bimby andava in blocco.

E allora? Ah, sì… ma allora potrebbe essere causa mia?!?!? Potrebbe essere che forse il mondo intero non c’entra nulla? Che il Bimby si blocca per evitare di bruciarsi? E poi… potrei anche intervenire e far qualcosa per risolvere? Toh, guarda caso non sento neanche più l’odore di bruciato che fino ad un attimo prima ci avrei giurato, percepivo chiaramente!

Allora, se sono stata io la causa del blocco, posso anche risolverlo! Il caffè proprio non voglio metterlo quindi “come posso intervenire?” Ho del latte di “sorgo” in frigo (sorgo?!?!?!)… non so neanche esattamente cosa sia però è buono e ce lo metto lo stesso. Il latte strano deve piacere anche al Bimby che dopo poco riprende a frullare e assolve pienamente alla sua funzione.

Questo è ciò che succede al nostro cervello, quando davanti ai disagi diamo sempre la colpa agli altri, agli eventi, al destino, al mondo. Dimentichiamo invece che siamo noi stessi ad attirarci le esperienze, che abbiamo anche la capacità di crearci vere e proprie illusioni per confermare il nostro unico punto di vista (l’odore di bruciato) quando invece possiamo sempre intervenire e trovare una soluzione.

Fermare il monologo interiore è possibile perchè è una scelta consapevole, basta solo un po’ di allenamento e tanta auto-osservazione. E’ possibile, si può fare.

Non so ancora com’è venuta la torta perché deve prima riposare bene, ma non importa: mi ha già donato un gran sorriso!

Smaschera le 5 ferite e ritrova il tuo benessere

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In occasione di una sana merenda al Fiorenudo Cafè di Vigevano, ci ritaglieremo un paio d’ore dedicate alla coraggiosa scoperta delle nostre parti più profonde e vulnerabili. Conoscere le 5 principali ferite emotive (rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia) e le maschere che indossiamo per nasconderle, ci libera dai condizionamenti che impediscono di tirare fuori la parte più vera, libera e creativa di noi.

Essere se stessi

Specchio

Un re andò nel suo giardino e trovò alberi e piante morenti e alcuni fiori appassiti; cominciò a chiedere alle piante le ragioni di questo stato.
La quercia disse che stava morendo perché non poteva essere alta come il pino.
Il re chiese al pino e lo trovò sofferente perché non poteva portare grappoli come la vite, mentre la vite stava morendo perché non poteva fiorire come una rosa.
Infine il re trovò una pianta, la viola fresca e fiorente come sempre; alla domanda del re la pianta rispose: “Mi è sembrato scontato che, quando mi hai piantato, tu volessi una viola; se invece avessi desiderato una quercia, un pino, una vite o una rosa avresti piantato quelle. Allora ho pensato… visto che non posso essere altro da ciò che sono, cercherò di manifestarmi al meglio di me stessa”

Chiedere aiuto

aiuto

Stamattina nello spogliatoio ho sentito due signore chiacchierare; si raccontavano che stanno entrambe passando un periodo difficile e, a causa della difficoltà nel prendere sonno, si consigliavano pastiglie e rimedi farmacologici vari. Erano palesemente sofferenti e cercavano di sostenersi a vicenda; mi hanno fatto molta tenerezza.

Quando una delle due è andata via, l’altra si è poi avvicinata a me e abbiamo scambiato due parole, poche ma gentili; aveva evidentemente bisogno di parlare… con chiunque… anche una sconosciuta.

Ovviamente le chiacchiere da spogliatoio lasciano il tempo che trovano e ai miei occhi era evidente che dietro c’era una timida richiesta di aiuto o solamente di essere vista.

Mi domando perché, davanti a tanti messaggi che riceviamo dal corpo e davanti ad un palese bisogno di sostegno, spesso si preferiscano rimedi superficiali e si faccia fatica a chiedere aiuto. Cercare supporto da un professionista non è svilente e non è da “malati mentali”.

Tutti affrontiamo periodi difficili, pertanto non c’è nulla di male nel rivolgersi a coloro che per mestiere hanno scelto di sostenere empaticamente gli altri quando il percorso della vita si fa temporaneamente incerto. A cosa serve prendere pillole? Nel lungo termine il sintomo si sposta.

Quando soffriamo c’è sempre un messaggio da comprendere e se non riusciamo a venirne fuori da soli non c’è nulla di male nel chiedere aiuto.