Disconnesso per ferie

Cuore ferie

Quando mio papà lavorava negli impianti elettrici delle Ferrovie, ogni mese aveva una settimana di reperibilità, in cui doveva essere disponibile a qualunque ora del giorno e della notte; in quella settimana (e solo per quella settimana) era obbligato ad essere sempre rintracciabile. Poiché non esistevano i telefoni cellulari, mio papà doveva restare a casa vicino al telefono, per essere pronto ad andare a lavoro poiché un guasto all’impianto elettrico significava il blocco dei trasporti. Col tempo la tecnologia si è evoluta e le Ferrovie gli hanno fornito (sempre solamente per quella settimana) dapprima un cercapersone, che indicava solamente il numero di telefono di colui che l’aveva cercato e poi un telefono cellulare (Nokia a conchiglia, il cui ricordo mi mette i brividi!)

Al di là di quella settimana, quando mio papà tornava a casa la sua giornata lavorativa aveva un limite temporale ben definito e lo stesso accadeva a mia mamma, anche lei lavoratrice.
Se però negli anni passati i dipendenti finivano il proprio orario di lavoro e poi staccavano completamente, oggi invece portare il lavoro a casa e al di fuori dall’orario d’ufficio è diventata una triste regola.

Nell’era di Whatsapp, di Wi-Fi ovunque, di telefoni aziendali, PC portatili, tablet, smart-working, agile-working, remote-working, imparare a disconnettersi dal lavoro è diventata una sfida. Paradossalmente lo stesso accade anche durante le ferie, in cui sempre più persone partono accompagnati da PC e telefoni aziendali “just in case” oppure “in caso di emergenza”.

Tutto ciò è un evidente sintomo di ansietà; se questo ragionamento fosse corretto, allora alcune categorie professionali non potrebbero mai staccarsi dal lavoro (psichiatri, cardiologi, ginecologi, forze dell’ordine, farmacisti). Nessun essere umano può lavorare 24/7 e, quando arriva il momento delle tanto desiderate ferie, ricordiamoci che c’è sempre la possibilità di delegare, di passare le consegne, di “affidare” ai colleghi (a buon rendere) o semplicemente di fermare le attività.

Il malsano attaccamento al lavoro avviene normalmente a colui o colei (perché questo fenomeno riguarda anche donne) che si identifica totalmente col proprio ruolo, cosa che è palesemente un’assurdità. E’ vero che passiamo tante ore della nostra giornata lavorando e magari possiamo anche ricoprire ruoli che ci piacciono anche molto e per i quali abbiamo studiato tanto eppure, nonostante tutto, noi NON siamo quel ruolo ma ben altro, molto ma molto di più.

Provare a staccare durante ferie è un dono che ci facciamo, in cui recuperiamo le altre parti di noi lasciate a languire nel dimenticatoio. Ma come fare?

  • Come prima cosa, sembra ovvia ma non lo è, comunicare a tutti che si sta andando in ferie indicando a chi rivolgersi in caso di necessità. E in caso di emergenza terribile e assoluta? Ha forse più senso chiamare un medico o la polizia, non certamente chi è lontano in vacanza! Per chi lavora tanto con le e-mail, utilizzare le risposte automatiche indicando chiaramente la data di rientro.
  • Fare una lista delle attività da svolgere al rientro delle ferie, affinché la mente metta da parte l’ansia del “dover fare”: ciò che è rimasto incompiuto verrà svolto in un momento e un tempo già stabiliti.
  • Chi usa il telefono aziendale non dovrebbe portarlo in vacanza. Punto. Se però si tratta di un cellulare ad uso promiscuo, disattivare le notifiche; il semplice cicalio sonoro che annuncia l’arrivo di una mail ha un forte effetto di disturbo.
  • Le eccezioni possono esserci ma se sono una regola vuol dire che ci stiamo prendendo in giro: se ad ogni viaggio o vacanza dell’anno dedico una parte del mio tempo a lavorare, è arrivato il momento di pormi qualche domanda.

Viviamo in Europa nel 2019, abbiamo tutti gli strumenti per farlo; godersi le vacanze è un atto di volontà, così come lo è ritagliarsi del tempo per sé. Il datore di lavoro e i colleghi se ne faranno certamente una ragione! Sta a noi permetterci di spogliarci dal vestito del ruolo lavorativo e provare a dar vita e voce alle nostra altre parti preziosissime.

Infine, ricordiamoci che non è possibile dedicare al proprio benessere solo 2-3 settimane su 52: arrivare stremati alle tanto agognate vacanze è già un sintomo di profondo malessere che non potrà chiaramente essere del tutto dimenticato con 15 giorni di pausa. La nostra vita e la nostra salute si meritano più di poche settimane l’anno!

Buone ferie a tutti, godetevele!

Autore: Diana Cannarozzo

Counselor, operatrice olistica e di benessere, mi occupo della relazione d'aiuto offrendo sostegno professionale. Iscritta al registro professionale ASPIN, ricevo a Milano e a Vigevano

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