L’ALTRO

2010-05-10-francomarina

Esiste una gran parte dell’umanità che si sente sola; si tratta di un dolore profondissimo e lacerante perché pervade ogni ambito della vita e rende tutto grigio, spento e pesante. Non mi riferisco alla solitudine ricercata, che è un’amica preziosa, ma alla sensazione di isolamento e separazione, quella che può anche non avere alcuna motivazione apparente: viviamo circondati da gente, a casa, nei condomini, negli uffici, nei centri commerciali, nei social eppure in tanti soffrono di solitudine.

Ciò di cui l’essere umano ha bisogno per essere felice è una rete di relazioni sane e appaganti, con cui poter condividere i propri interessi, aspirazioni, timori, esperienze. Siamo animali da branco e mi rendo sempre più conto di quanto sia errato pensare che l’essere umano si definisca con un “cogito ergo sum”. Noi siamo le nostre relazioni, quelle passate e quelle presenti; quelle che desideriamo instaurare; quelle con le persone o con gli animali; quelle che ci scaldano il cuore o che persino ce lo spezzano. In questo senso il nostro essere umani non si può definire dalla capacità di pensare, ma dalla capacità di amare, di connetterci all’altro, provare affetto, empatia…

Sentirsi solo però è cosa diversa dall’essere solo. Io credo che noi non siamo mai soli.

Magari mi sento solo perché ho perso i miei cari; o mi sento solo perché non ho amici (nessuno con cui sentirmi libero di essere me stesso); oppure ancora mi sento solo perché non riesco a creare una relazione soddisfacente; ci si può sentire soli anche quando ci si allontana da sè stessi, quando ci si dimentica di nutrire la parte più vera e unica di noi.

Non esiste una ricetta magica in questi casi, ciascuno dovrà affrontare le proprie sfide interiori; penso però che un buon punto di partenza per uscire dalla sensazione di solitudine (e quindi di “separazione”) sia rivolgere uno sguardo verso l’altro. Così, semplicemente… L’altro con le sue sfide, la sua solitudine, le sue difficoltà e le sue risorse. L’altro con il suo mondo e la sua diversità. L’altro che è in risonanza con me e che mi fa vedere ciò che non mi piace o mi fa paura. L’altro, dalla cui separazione, nasce il dolore della solitudine.

(Cartesio mi perdonerà!!)

P.S. la foto è tratta dalla performance “The Artist is Present” di Marina Abramovic.

Autore: Diana Cannarozzo

Counselor, operatrice olistica e di benessere, mi occupo della relazione d'aiuto offrendo sostegno professionale. Iscritta al registro professionale ASPIN, ricevo a Milano e a Vigevano

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