27 dollari (una storia vera)

MY2

Stamattina mi è tornata in mente la mia tesi di laurea; sorrido perché anche 12 anni fa, come oggi, puntavo lo sguardo sulle possibilità. Non si tratta di essere ottimisti o di vedere il bicchiere mezzo pieno (io, semmai, guardo alla bottiglia 😊), ma di cercare concretamente il piano A, il piano B, il piano C… il piano Z con praticità e realismo, senza lasciarsi invischiare dalle proprie sabbie mobili interiori.

Credo veramente che l’essere umano possa raggiungere grandi obiettivi anche quando sembrano assurdi o impossibili; e soprattutto credo che la crescita, il progresso, il miglioramento non saranno mai possibili, né sostenibili se ci si dimentica degli altri esseri umani e delle loro condizioni di vita.

Riporto qui una parte di un breve saggio di Galimberti che ha evocato il ricordo della mia vecchia tesi:

(da “Il mito della crescita”)

Tutto cominciò nel 1974 con una serie reiterata di visite alle case più povere dei villaggi del Bangladesh per verificare se si poteva portare direttamente qualche beneficio alle donne investendo sulla loro operosità.

– E’ il suo bambù che usa per lavorare?
– No lo compro per 5 taca (equivalente di 22 centesimi di dollaro) dal rivenditore a       cui rivendo gli sgabelli a fnie giornata e così ripago il denito e quel che rimane è il   mio profitto.
– A quanto rivende gli sgabelli?
– 5 taca e 5 paisa
– Così il suo guadagno è di 5 paisa?

La donna confermò con un cenno di capo; il guadagno della giornata ammontava in tutto a 2 centesimi di dollaro. Farsi prestare il denaro per comprare il materiale è impossibile, perché quelli che lo prestano vogliono il 10% di interesse a settimana; se poi si usa la terra come garanzia, questa viene messa a disposizione del creditore che ne gode il diritto di proprietà sancito da documenti ufficiali, fino alla restituzione totale della somma. Per rendere più difficile la restituzione del debito, il creditore rifiuta pagamenti parziali, alla fine la terra è sua. Il professor Yunus e i suoi studenti toccarono con mano che lì, sotto i loro occhi, la vita e la morte si giocavano sui centesimi. Certo, si poteva mettere mano al portafoglio e dare alla donna la somma irrisoria di cui la donna necessitava; ma il professor Yunus respinse la tentazione, e preferì ipotizzare un microcredito di 5 taka che consentisse alla donna di lavorare con profitto e non gratis. Incaricò una studentessa di compilare un elenco delle donne che ricorrevano ai prestiti dei commercianti, che in questo modo le espropriavano del frutto del loro lavoro, e dopo una settimana era pronto l’elenco di 42 persone per un prestito totale di 856 taka equivalente a 27 dollari. Dunque 42 famiglie era ridotte alla fame per la misera cifra di 27 dollari.

Nacque così la Banca del microcredito concesso senza garanzie a donne che disponevano solo della loro capacità di lavorare e della loro parola di restituire, a  un basso tasso di interesse, quando avessero avuto un buon margine di profitto, La strada è stata lunga e tortuosa ma oggi la Banca di poveri è presente, oltre che nei più sperduti villaggi del Bangladesh, tra le capanne d’argilla in Tanzania, nei ghetti di Cigago, nelle isole povere delle Filippine, nelle Lofoten al Circolo polare artico, tra le remote comunità montane dell’Ecuador e del Nepal, e in molte altre parti del mondo.
La Banca dei poveri rifiuta denaro dalla Banca Mondiale e dal fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (…)

Questa è la filosofia di Muhammad Yunus che, senza elargizioni finanziarie, presiede la Banca dei poveri che oggi ha un organico di 12mila persone distribuite in 1600 filiali. La clientela è composta per il 94% da donne che nel loro regime familiare hanno migliorato l’alimentazione, ridotto la mortalità infantile, impiegato contraccettivi, migliorato le condizioni igieniche e costruito un tetto. Questo è un esempio di economia che, alla crescita infinita e finalizzata del profitto, preferisce la promozione dell’uomo e della sua dignità, evitando quei rimedi poco dignitosi che sono l’elemosina e la carità, che tanta fama hanno procurato ad esempio a suor Teresa di Calcutta.

Autore: Diana Cannarozzo

Counselor, operatrice olistica e di benessere, mi occupo della relazione d'aiuto offrendo sostegno professionale. Iscritta al registro professionale ASPIN, ricevo a Milano e a Vigevano

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